Dicono di noi - 14th August 2017
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La tribù del Park Run corre lungo lo Storga tutti i sabato mattina

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La nuova moda nata a Londra vede Treviso all’avanguardia. Non si vince nulla, l’importante è esserci. Molti gli stranieri

 

DA “LA TRIBUNA DI TREVISO” - 10 agosto 2017

C’è una lobby che si aggira per il parco Storga. Ed è composta in gran parte da extracomunitari. Ma il presidente della Provincia, Stefano Marcon, – tanto attento alla presenza di africani & affini tra quanti si propongono di riassestare percorsi e passerelle – può stare tranquillo. La lobby è quella del “Park Run” e gli extracomunitari che la compongono sono… il risultato della Brexit.

Ogni sabato – da venti sabati a questa parte – infatti, i sentieri “sani” del Parco dello Storga vengono percorsi da podisti che si misurano, in vario modo, chi correndo, chi gareggiando, chi camminando e chi portando a spasso il cane, sulla distanza dei 5 chilometri di questo particolare evento sportivo nato in Gran Bretagna. A Treviso il parco prescelto è quello dello Storga, dove nasce il fiume Storga e nasce anche il Piavone. E il sito Park Run dello Storga è quello ufficiale di Treviso, nonché l’unico del Nordest. Altri ne esistono a Palermo, a Rimini e a Milano. Siccome partecipare alla Park Run è quasi un obbligo morale per chi aderisce a questa organizzazione, capita spesso che all’evento trevigiano aderiscano tante persone che si trovano, magari, in vacanza nel Bellunese o sul Lago di Garda. L’iscrizione internazionale (con un codice fisso del runner) è gratuito e semplice.

Così capita che alla ventesima “corsa”, sabato scorso, ci fossero 34 partecipanti di cui 17 stranieri. Nel dettaglio, inglesi e una intera famiglia di polacchi. Per gareggiare (la partenza è alle 9 del mattino, con tanto di cronometrista che prende sfiziosamente i tempi, cosicché tutti siano informati costantemente dei progressi) basta iscriversi online, ma – udite, udite, signori albergatori e ristoratori – conviene anche alloggiare nei dintorni almeno per una notte, magari consumando qualche pasto e andando, poi, a conoscere il territorio. Per carità, se poi l’inglesino di turno ha la fidanzata a Treviso, com’è successo, può anche chiedere ospitalità alla famiglia della giovinetta, ma in genere va come sopra descritto.

Ma questi sono matti? No. E la storia parte da lontano. Tutto cominciò alle 08.45 del 2 ottobre 2004: 13 corridori amatori si ritrovarono a Bushy Park, a Sud-Ovest di Londra, per avviare una rivoluzione. Non potevano saperlo, allora, ma il Bushy Park Time Trial si sarebbe trasformato in Park Run.

“Nel 2004 sono stato licenziato da un lavoro, e allo stesso tempo, mi sono infortunato – racconta l’inventore dei Park Run, Paul Sinton-Hewitt – Tutte queste cose hanno cospirato per portarmi ad organizzare il primo Park Run. Abbiamo più o meno raddoppiato ogni anno. Da uno a cinque, da cinque a 15, da 15 a 35 e così via. La gente mi chiedeva in quei giorni “Qual è il tuo obiettivo?”, ed io rispondevo che mi piacerebbe, anzi, penso che ci dovrebbe essere un parkrun in ogni comunità”.

Capita la filosofia, si intende anche il profumo di lobby che aleggia attorno alle Park run, compresa quella trevigiana.

Il riferimento di… casa nostra è la giovane Giulia Teso, che sta portando a casa un dottorato e che, trasferitasi in Galles per studio, ritrovatasi a disputare una parkrun a Cardiff, ritornata nella Marca ha portato con sé la nuova passione, ha ottenuto tutti i permessi, ha sottoposto al country manager italiano di questo tipo di organizzazione, un percorso lungo lo Storga. “Un percorso estraneo ai disastri che hanno demolito i percorsi ufficiali del Parco Storga. Non si passa, insomma, per i ponti pericolanti, le passerelle con i chiodi sporgenti, e le aree transennate – spiega Giulia – Adesso qualcosa si è guastato ulteriormente e dovremo evitare un altro ponte disastrato dalle ultime piogge. Abbiamo chiesto anche, attraverso Italia Nostra, di partecipare con i nostri volontari alla sistemazione dei percorsi ufficiali e ci riesce difficile spiegarci il perché dei veti spuntati di recente. Difficile spiegarlo anche ai nostri runners, che lamentano anche qualche difficoltà di troppo a causa della cosiddetta “bonifica del parco”. Si scherza sulla ritualità della cosiddetta gara. Che tale non è perché non vince nessuno e ognuno fa il percorso a piedi come gli pare.

“Sembra una messa? Come i fedeli di certe chiese non possono non santificare la festa e devono andare alla funzione religiosa di domenica o di sabato – ride Giulia Teso -, così i nostri parkrunners devono per forza santificare il sabato con i rituali 5 km e si precipitano sul parco “autorizzato” più vicino, inventando anche una sorta di turismo. Le città più attente lo hanno capito. Firenze, ad esempio, sta preparando la sua prima Park Run. Non si vince niente. Si assommano partecipazioni e, a un certo punto, si ha in cambio una maglietta che attesta i 50 Park Run. Il prossimo? Sabato. Sì, questo. Annunciata anche la partecipazione di due sudafricani. Sì, Park Run è un’ottima occasione per ripassare le lingue. Magari con il fiatone…”.

 

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