Vita da parkrunner - 14th September 2018
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Un parkrunner intorno al Monte Bianco

copertina

Non so quanti, tra gli oltre 2000 partenti alla CCC, lo scorso venerdì 31 agosto, abbiano mai partecipato a parkrun…

 

Sta di fatto che 18 delle 20 nazioni in cui è attualmente attivo parkrun erano ben rappresentate, con punte di 568 atleti per la Francia, 126 per l’Italia e 101 per il Regno Unito, fino ai 6 della Nuova Zelanda, 5 ciascuno per Russia e Singapore e 4 della Norvegia.

 

Rimarrei stupito soprattutto se nessuno dei 101 britannici avesse mai partecipato a parkrun, dato che, nel paese di sua maestà la regina Elisabetta, i parkrunner regolarmente registrati sono quasi 3 milioni, cioè circa il 5% dell’intera popolazione!

 

Comunque sia, almeno io c’ero! Ed ho voluto testimoniarlo indossando alla partenza la famosissima “apricot t-shirt”, la maglietta arancione, con il marchio e la grafica parkrun e la scritta “uditore” che rappresenta la “Home Run”, cioè dove normalmente potete trovarmi al sabato mattina per correre o, più spesso, per fare da volontario.

 

foto1

 

A parte la mia affezione verso parkrun, il motivo per cui avevo deciso di indossare quella maglietta stava principalmente nelle mie condizioni generali prima di partire per la “passeggiata” attorno al Monte Bianco.

 

Senza un allenamento specifico degno di questo nome, un pò sovrappeso e con tanti altri pensieri per la testa, non ero proprio nelle condizioni ideali per affrontare una sfida impegnativa come quella della CCC.

 

Per chi non lo sapesse, CCC sta per: Courmayer  Champex  Chamonix, le tre cittadine principali interessate dalla gara che, partendo appunto da Courmayer, in Val d’Aosta, passa prima in Svizzera, dove si trova la bella località di Champex-Lac, e termina a Chamonix, in Francia, capitale internazionale – per un’intera settimana – del Trail. Nell’ultima settimana d’agosto si disputano, infatti, attorno alla bella cittadina dell’Alta Savoia, una decina di gare di montagna, raccogliendo migliaia di atleti e relativi accompagnatori.

 

La CCC è nata da una costola della UTMB, la gara principale, il cui percorso porta i partecipanti a fare un giro intero attorno al massiccio del Monte Bianco, macinando ben 170 km con 10.000 metri di dislivello. “Solo” 101 km e 6.100 metri servono invece alla CCC per passare da una parte all’altra del Bianco, ripercorrendo pressoché per intero la seconda parte della gara della sorella maggiore.

 

Insomma, anche un profano si rende conto che non si tratta di una garetta da improvvisare, senza mettere in conto di rischiare seriamente di non portarla a termine.

 

Da qui l’idea di prepararmi mentalmente in pieno spirito parkrun: nessuno stress agonistico ma, piuttosto, godersi il percorso e arrivare alla fine; camminare non è vergogna e, anzi, costituisce la regola per la maggior parte del tragitto; sorridere il più possibile, soprattutto quando ti stanno fotografando, che sei lì per divertirti e nessuno ti ha costretto a partecipare!

 

Con questi sani principi – e un pò di passata esperienza sui sentieri della zona – ho affrontato quelli che, in fondo, apparivano come “soltanto” 20 parkrun di fila, anche se un pò più movimentati del solito…

 

Un’altra bella analogia è stata la partenza alle 9:00 del mattino – anche se di Venerdì…

 

Peccato che a Chamonix non ci fosse un parkrun, altrimenti la spinta a finire entro le 24 ore per partecipare all’evento sarebbe stata irresistibile!

 

Alla fine ha funzionato. Mi son goduto ogni minuto della gara, avendo cura di rispettare la tabella di marcia che mi ero imposto. Curiosamente, come a parkrun, non ha piovuto né nel tratto italiano, né in quello francese (territori dove è appunto attivo parkrun), ma lo ha fatto per tutto il tempo che sono stato in Svizzera, dove parkrun ancora non c’è…

 

ferre

Al confine con la Svizzera, paese (ancora) senza parkrun…

 

 

La soddisfazione e la felicità di tagliare il traguardo a Chamonix è stato almeno pari allo stupore di aver resistito bene alle tante sollecitazioni senza accusare eccessiva stanchezza e arrivando tutto sommato in buone condizioni. Evidentemente l’approccio adottato è stato vincente e la mancanza di qualsiasi velleità di classifica mi ha portato semplicemente a terminare la gara sereno e soddisfatto, che era poi quello che volevo…

 

arrivo

 

Un’ultima citazione la devo senz’altro nei confronti dei volontari. Anche qui, come a parkrun, gli addetti ai ristori, come ai vari ruoli necessari per far funzionare tutta l’organizzazione, sono stati semplicemente perfetti. Disponibili, instancabili e competenti sono stati gli angeli custodi di noi atleti. L’incitamento che ci hanno trasmesso – ma anche quello del pubblico, a dire la verità – ci ha sostenuto per tutto il tempo della gara, notte e giorno, nell’attraversamento dei centri abitati così come nei passaggi in quota. A loro va tutta la mia gratitudine e il rispetto, ed anche la colpa per una mia eventuale insana decisione di voler tornare da quelle parti a calcare il terreno dei percorsi intorno al Monte Bianco.

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