Uncategorized - 24th September 2019
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La newsletter Settembre 2019

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Ci mancava ancora la presentazione di un evento romano, tra tutti quelli attivi in Italia.

 

Ed eccoci subito a rimediare con la presentazione di Roma Pineto parkrun!

 

Salvatore Vassallo, ED dell’evento creato all’interno del favoloso Parco regionale urbano del Pineto, ci conduce alla scoperta del primo evento che ha debuttato nella capitale. Buona lettura!

 

Challenging

E’ la definizione forse migliore del percorso di Roma Pineto parkrun. Non solo perché effettivamente risulta essere un percorso sfidante per chi volesse affrontarlo al massimo delle proprie potenzialità, ma anche perché va a sottolineare l’aspetto internazionale che caratterizza questo parkrun dalla sua nascita ormai quasi un anno e mezzo fa poco prima della maratona di Roma del 2018: 90 parkrunner per il primo evento con un buon 60% di partecipazione straniera.

 

Nel corso dell’anno parkrun si è per fortuna diffuso fra i locali, è stato aperto un secondo parkrun a Roma (Caffarella parkrun) e i registrati ai due eventi romani sono cresciuti fino a diventare quasi 1200, seconda “squadra” seppur virtuale a Roma dietro (solo momentaneamente ci auguriamo) alla gigantesca Podistica e Solidarietà con i suoi 1209 iscritti.

 

Due costanti però non sono cambiate nel corso di questi 18 mesi.

 

La prima è l’internazionalità di Roma Pineto parkrun. In questi mesi abbiamo assistito a un costante afflusso di gioiosi turisti, storie bellissime come quelle dei parkrun ambassador per gli USA Colin Philipps e sua moglie Andrea Zukowski o quella di Roderick Hoffman uno dei più noti parkrun tourist (nonché amministratore del popolare gruppo Facebook parkrun statsgeek group). Ma anche parkrunner schivi ma dalla lunghissima militanza come Dave James Griffiths (registratosi a parkrun quando non c’erano nemmeno 500 iscritti rispetto agli oltre 6 milioni attuali) o chi per la prima volta faceva un parkrun fuori dalla propria home run, ma non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di farlo proprio a Roma.

 

In questo aspetto ci ha aiutato in maniera straordinaria Jenny Stripe (meritata parkrunner del mese di luglio 2019) che ha supplito all’inglese un po’ zoppicante dell’ED, conoscendo così le storie che spesso si nascondono dietro un parkrun tourist e soprattutto traducendo i quasi 80 report in inglese in modo da renderli fruibili ai turisti che hanno partecipato o vogliono partecipare in futuro alla nostra parkrun.

 

jenny

 

L’altra costante che è rimasta immutata dalla prima edizione è quel “challenging” che ben descrive il nostro percorso.

 

Il terreno è campestre, di quello che richiede un minimo di attenzione e soprattutto allena il piede ad essere reattivo, ma ciò che risulta maggiormente sfidante è proprio l’alternarsi di differenti tratti con caratteristiche peculiari.

 

La partenza guardando San Pietro sullo sfondo rende parecchio entusiasti e il primo km in falsopiano in discesa favorisce ritmi fin troppo veloci.

 

Nella seconda metà del primo giro ci si trova poi prima a passare in mezzo a degli attrezzi ginnici con il timore che il passato da palestrato dell’ED abbia portato a inserire un percorso ad ostacoli stile spartan race all’interno della pakrun e dopo, attraversato il prato centrale del parco, a tornare verso l’arrivo con un lungo single track.

 

Al termine di questo sentiero la nostra “heartbreak hill”: uno strappo di 200m che riporta al punto di partenza pronti per reiniziare per i successivi 2.5km. Ed è qui che, se si spinge al massimo, si affrontano le prime difficoltà: il km iniziale non appare più in discesa (seppur lo sia), rilanciare l’azione diventa più complicato e si riesce solo a dedicare un’occhiata di sfuggita alla cupola di S. Pietro che sorveglia i parkrunner in lontananza.

 

Il single track di ritorno, affrontato la seconda volta, pare davvero infinito… Forse è il pensiero dello strappo finale a renderlo tale, ma una volta sbucati ai piedi della salita grazie al calore dei volontari e a quello degli altri partecipanti si ritrovano velocemente le forze per una volata finale.

 

Ovviamente tutto ciò è vero quando si prova a dare il massimo, parkrun è sicuramente molto di più di una ricerca spasmodica di miglioramenti e di pb: ci si può perdere in chiacchiere con amici, inserire i 5km in giri più lunghi di allenamento, godere dei colori del parco che mutano durante il passare delle stagioni o fare i 5km a un ritmo tranquillo defatigante…

 

I sorrisi, le risate, le chiacchiere e, soprattutto, la torta all’arrivo sono appannaggio di tutti.

 

Comunque si intenda parkrun.

 

Salvatore Vassallo

Event Director

Roma Pineto parkrun

 

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