Notizie - 4th February 2020
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La mia pillola per la parkrunite

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Ho conosciuto parkrun circa un anno fa, era Marzo.

 

Mi sono imbattuta in uno di quei link sponsorizzati che appaiono sui social media; mi ha incuriosito, vista la mia passione per lo sport.

 

Sono andata a cercare informazioni, poi ho curiosato tra le foto degli eventi passati, infine ho scaricato il barcode e finalmente (nel frattempo, ammetto, non vedevo l’ora di farlo) ho partecipato al mio primo parkrun!

 

Ho sempre amato fare sport ed ho sempre amato la natura, quindi il binomio sport e natura si presentava perfetto.

 

Correvo già da circa 6 anni, sempre in solitaria, senza considerare le camminate con le amiche, più ludus che altro.

 

Per me, semplice appassionata non tesserata con alcun club, non avvezza alle competizioni agonistiche, l’idea di correre insieme ad altre persone, misurarmi e gareggiare, seppur contro sé stessi con un cronometro come giudice, mi piaceva parecchio.

 

Non che per correre fosse necessario farsi 45 km per andare ed altrettanti al ritorno; potevo (e posso anche oggi) sgambettare serenamente vicino casa. Eppure in quel contesto la corsa si è colorata di sfumature differenti, poco fruibili quando sei da solo sulla strada o quando ti alleni, magari per una gara competitiva (cosa quest’ultima che neppure immaginavo, soltanto fino a poco tempo fa!).

 

Io sono sempre diffidente; anche la prima volta che mi sono presentata al Parco di Rauccio, a Torre Chianca, pensavo «va beh, vediamo di che si tratta e poi valutiamo… se tornare o meno».

 

Quel giorno eravamo in pochissimi, ciò nonostante tutto si è svolto come dovuto: il briefing, il benvenuto… io che sbaglio strada al bivio!!!

 

Al traguardo dei 5 km c’erano una donna e suo figlio che incitavano i miei ultimi passi prima dello stop; che meraviglia!!! Una carezza per l’anima!

 

Ed ancora… il tifo al passaggio del primo giro, il cellulare del direttore di gara pronto ad immortalare l’attimo…

 

Un mix di sensazioni nuove e… belle!

 

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Poi, settimana dopo settimana, l’accoglienza calorosa, i nuovi amici – amici di corsa e non solo – ed il senso di appartenenza a questa “comunità sportiva” hanno definitivamente affondato ogni remora.

 

Senza contare l’occasione di correre con persone che occasionalmente arrivano dall’Australia, dalla Polonia, dalla Russia… insomma, da qualsiasi parte del mondo, per condividere questa passione in un contesto che profuma di terra e di erba fresca e cambia al mutare delle stagioni i suoi colori.

 

Tutto reale, vivo e pulsante di sudore, sorrisi e fiato corto…

 

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Alle 8 del sabato mattina si parte da casa, la cucina può aspettare, la spesa, le faccende domestiche… tutto viene dopo. Anche perché, tornata a casa, hai ancora energie ed entusiasmo da smaltire; perché magari hai fatto il tuo personal best, oppure per qualche aneddoto divertente o per i dolci buonissimi della colazione… o perché il caffè che prepara Luana, volontaria d’eccellenza, è fantastico!

 

Il sabato è parkrun e io sono malata di parkrunite; malattia cronica che porta alla ripetizione compulsiva di un percorso ogni sabato, alla stessa ora, insieme ad altri ammalati cronici e casuali!

 

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In questo posto, l’ho già detto, mi sento bene. Perché posso esprimermi, perché posso correre ma anche camminare, se mi va, perché la mia libertà di scegliere non è in alcun modo messa in discussione né limitata.

Perché ho scoperto, con loro, che posso essere brava; mai nessuno, prima, me lo aveva detto!

Perché, porca miseria, ho corso con top runner da paura e persone umili e “normali”, senza mai sentirmi diversa.

Perché mi spingono a migliorarmi senza pressioni.

Perché i loro abbracci e le le loro risate sono quanto di più sincero e disinteressato ho visto intorno a me negli ultimi tempi.

Perché siamo una famiglia “allargata” dove le donne portano da mangiare, perché hanno voglia di farlo, e gli uomini… no, gli uomini non fanno spesso dolci. Li mangiano, però!

 

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parkrun è la mia finestra di benessere, quella in cui spegni i pensieri negativi e ti lasci trasportare da un mondo ripetitivo ma sempre nuovo.

 

Ogni sabato i tuoi passi si snodano sullo stesso percorso e, magia!, centinaia di migliaia di altri parkrunners, lo stesso giorno, alla stessa ora, stanno facendo la stessa cosa. Se ti fermi a pensare anche solo un po’ ti sembra di sentire la vibrazione di questo enorme cuore che batte all’unisono. Perché non siamo fatti per stare da soli e l’unione fa la forza.

 

È proprio vero che “non tutte le strade sono un percorso” ma almeno questo è gratis e “inclusivo”: tutti sono i benvenuti, tutti sono uguali (velocità di transito a parte!), tutti hanno in premio una/due ore di benessere!

 

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Le medaglie possono aspettare. Pure la la casa, la spesa, i parenti tutti…

Io devo andare a prendere la mia pillola per la parkrunite.

 

Tina Spagna (A5599766)

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