Vita da parkrunner - 2nd July 2021

Ho incontrato un Angelo

copertina

1 luglio 2021: la Caffarella  si è svegliata sotto una fresca brezza.

 

Fugata l’opprimente calura che da giorni impediva di varcare la soglia di questo monumento del verde pubblico romano, ecco che i viali terrosi tra campi miracolosamente ancora verdi si ripopolano.

 

Famiglie, comitive di ragazzi, biciclette e corridori. Nuvolette di polvere si sollevano pigramente dal terreno calcato dai vigorosi passi di un marciatore dal torso abbronzato, per ricadere e poi risollevarsi al passaggio dei piedi più lenti di un anziano.

 

Dopo più di un anno le mascherine non celano i volti, che possono affidare nuovamente alla bocca il sorriso dei soli occhi.

 

Mi incammino anch’io per il vasto circuito che soleva ospitare il parkrun e mi inerpico su per il sito del boschetto sacro della ninfa Eteria, i cui lecci ne nascosero gli amplessi con il re Numa Pompilio.

 

Qui si respira la Storia insieme al ponente, il vento tipico di Roma che spira da Ostia senza trovare impedimenti ed attraversa sibilando le diroccate cisterne, gli ancor poderosi acquedotti, le fronde più antiche e quelle neonate delle piante messe a dimora – ricordo di un bimbo venuto al mondo o di chi ha lasciato la vita troppo presto.

 

Verso Sant’Urbano i multicolori cartelli installati dalla FAO per sensibilizzare la comunità civile ai problemi della terra: il riscaldamento globale, la siccità e le carestie, la sostenibilità del progresso e la necessità del rispetto del verde: quale luogo più green di questo, con i suoi microclimi e biodiversità, dove la valle dell’Almone si incunea tra colline di tufo ricche di pascoli incorniciati da centinaia di alberi?

 

Mi fermo ad osservare un pittore che ritrae i monti azzurrini che ad est incorniciano il panorama,  dai colli Albani via via i Tiburtini, il Terminillo e virando verso nord monte Mario, il Vaticano sormontato dalla cupola e più dietro la Tolfa ed il Soratte caro ad Orazio.

 

- conoscevate Massimo?- il pittore ed io ci voltiamo verso un runner che si è fermato anche lui accanto all’esile fusto sotto la cui filiforme ombra abbiamo cercato riparo. Rispondiamo di no all’unisono, ed egli ci racconta la storia del suo amico Massimo Metrangolo, cui il leccio è stato dedicato dai tanti che lo amavano,  dopo che egli ha avuto la peggio in un duello serrato con la malattia.

 

- anche lui correva?- domando al giovane uomo, evidentemente un atleta che non ha problemi a fermarsi nel suo allenamento e poi ripartire con i muscoli un po’ raffreddati ma il cuore riscaldato da un contatto amichevole.

 

- No, sorride luminosamente, correva a suo modo sul Web, ed è stato un lottatore pieno di dignità fino all’ultimo secondo della sua vita. Abbiamo tirato su questo albero da gennaio, quando lui ci ha lasciato, cingendolo di una rete per proteggerlo dalle brucature delle capre e portando a mano taniche di acqua per annaffiare… da rachitico che era si è irrobustito, e ci piace pensare che Massimo circoli da queste parti. -

 

Ci presentiamo, lui si chiama Angelo, nome appropriato. Gli racconto della Caffarella e del parkrun che incredibilmente non conosce.

 

Ci scambiamo i numeri di telefono con la semplice fiducia che natura e sport sanno dare; quindi con naturalezza ci saluta, me e il pittore che nel frattempo ha continuato a lavorare sulla tela.

 

Durante la conversazione sono fioriti sotto il pennello pinnacoli di cirri all’orizzonte e quinte di piante ed ombre; sapienti velature hanno enfatizzato le distanze.

 

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Angelo riprende la sua corsa, lenta ed elastica all’inizio e poi sempre più veloce. Si allontana verso il fondo valle con una nuvoletta di polvere che sembra sollevarlo da terra, quindi sparisce al mio sguardo.

 

Anch’io mi commiato dal pittore. L’attimo fuggente è sulla sua tela e nel mio telefono ci sono due numeri di amici nuovi.

 

I vecchi li incontro spesso e spero di rivederli presto al parkrun, il sabato alle nove nel parco della Caffarella.

 

Un saluto a tutti!

 

Laura Avancini (A4978457)

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